Libera, almeno lei.

I parienti so come li stilavi: più so’ stritti più fanno mali!”

Ho rivisto ieri, dopo tanti anni “Brutti, sporchi e cattivi” di Ettore Scola. Le vicissitudini di una famiglia di sfollati pugliesi negli anni settanta, che vive in una baraccopoli sorta su una collina (Monte Ciocci) poco lontana dal centro di Roma: la famiglia Mazzatella.

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Così vicini al centro che da ogni angolo spunta il cupolone o altra gloriosa architettura, ma loro che vivono nel fango, neanche ci fanno più caso. Neanche ci provano più ad alzare la testa, impegnati come sono a evitare rivoli delle fogne a cielo aperto, cumuli di spazzatura e chissà cos’altro.

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Non riesco a ricordarmi di dimenticarti

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Memento, di Christopher Nolan


La memoria può cambiare la forma di una stanza, il colore di una macchina. I ricordi possono essere distorti; sono una nostra interpretazione, non sono la realtà; sono irrilevanti rispetto ai fatti.


“L’ho visto decine di volte!” è una frase che diciamo spesso riferita a un film. Non necessariamente significa che l’abbiamo visto più di cinque o sei volte, è vero. Ma è anche vero chememento ognuno di noi ha una manciata di film che ha scelto di rivedere ogni tanto e che continuerà a farlo ciclicamente per tutta la vita.

Questa foto è stata scattata nel 2002, stavamo guardando per la prima volta Memento.

Memento fa parte della mia manciata.

Io sono quello in prima fila e neanche mi accorsi che Fiorella stava scattando la foto. Alla fine del film credevo che fosse durato poche decine di minuti. Ero sconvolto! Riuscivo solo a pensare bellissimo, bellissimo, bellissimo.

Lo pensammo tutti, che fosse bellissimo, ma era l’unica cosa su cui eravamo d’accordo: per il resto ognuna delle persone presenti in casa aveva una versione diversa dei fatti. A distanza di quindici anni e decine di visioni (reali) ecco la mia versione dei fatti:
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E quell’uomo ero io, di Veronica Galletta

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Come iniziare al meglio il 2016? Ho chiesto a Veronica Galletta uno “Salingerninesmontaggio d’autore” e lei mi ha regalato un piccolo saggio su Un giorno ideale per i pescibanana di J.D. Salinger. Non anticipo niente, neanche introduco, perché ha pensato a tutto lei:

Che i Pescibanana siano!

Quando Luca mi ha proposto di partecipare a questa cosa il mio primo pensiero è stato Salinger. Il secondo pensiero è stato il racconto dei racconti, “Un giorno ideale per i pescibanana”, ma ho anche cominciato a spaventarmi. Racconto troppo famoso, banalità in agguato. Allora c’ho girato intorno, e ho cominciato con il prendere Franny e Zooey. Anche per Franny e Zooey ho lo stesso amore, mi sono detta.

Erano due le sensazioni: per I pescibanana, quella di un uomo con un accappatoio slacciato seduto su un letto. E quell’uomo ero io. Per Franny e Zooey una telefonata fra Franny e il fratello della quale ricordo la disperazione. E quella disperazione ero io.

Forse per lavorare a un testo secondo il criterio della camera di smontaggio, questo non è il criterio più logico, ma tant’è. Non è forse anche questo la letteratura? Ritrovarsi dentro un accappatoio, o nel filo tremante di un telefono? Così ho preso i due libri, decisa a una scelta istintiva. Ho cominciato con Franny, e lo ammetto: speravo che mi avrebbe portata subito dritta a decidere per lei, così da evitare il confronto con I pescibanana, i suoi ammiratori, e gli spacca-capello che cominciavano a moltiplicarsi nella mia testa (ma perché? chi sei tu? come ti permetti?)

Ma tant’è. Ho letto, sfogliato, e non sono riuscita a ritrovare quella sensazione. Non fino in fondo. Allora mi sono arresa. Pescibanana siano. [continua a leggere lo smontaggio]

Veronica Galletta è nata a Siracusa nel 1971 e vive a Livorno da qualche anno. E’ ingegnere marittimo e fluviale, ha un dottorato in idraulica e lavora per un ente pubblico. Ha scritto un monologo teatrale e racconti comparsi su riviste online (Colla, L’inquieto, Il Pickwick). Con il monologo “Sutta al giardino” ha vinto il concorso per autori di monologhi teatrali “Per voce sola” nel 2013. Sempre nel 2013 ha partecipato a Roland Scritture emergenti. Con il suo primo romanzo “Le isole di Norman” è arrivata finalista al Premio Calvino 2015. Sta lavorando al secondo.

 

Ian McEwan e l’insostenibile friabilità del cemento

Il giardino di cemento  è generalmente ritenuta una lettura disturbante, di sessualità deviata. Penso invece che il grande disagio che si prova durante la lettura, non derivi dalla presunta scabrosità delle scene raccontate, quanto da una verità che emerge ineluttabile e che, fatalmente, ci ammalia: Nella vita abbiamo innumerevoli scelte da prendere, tranne una, nessuno può scegliere chi amare.

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Julie, Jack e Susan sono fratelli. Vivono coi genitori e il fratellino Tom, in una zona distante un paio di chilometri dai grattacieli; quartiere che doveva, secondo le intenzioni delle autorità comunali, essere riconvertito a viabilità primaria. L’autostrada non è mai andata avanti, ma prima dell’abbandono del progetto la maggior parte delle case sono state abbattute. Quelle rimaste sono per lo più disabitate e, frequentemente, vengono vandalizzate o incendiate. Eppure questa famiglia vive in una casa con giardino. Un giardino fatto di percorsi e collinette, curato dal padre in maniera rigorosa. Continua a leggere

Prima che il vento si porti via tutto

KidGunMario Schiavone di inkistolio.com mi aveva promesso di smontare American Dust. – Fammi venire voglia di rileggerlo, – lo avevo sfidato. Lo ha fatto e sono sicuro che sarà lo stesso per voi:


American Dust- Prima che il vento si porti via tutto

Questo bel libro l’ho scoperto per caso, portandolo a casa dopo essermi innamorato del titolo, un pomeriggio d’estate in cui ero al paese natio di mia madre e mi trovavo nella piazza centrale di fronte alla chiesa. Mangiavo caramelle zuccherate per sentirmi meno solo e fissavo un uomo senza gambe che vendeva libri seduto dietro una grande bancarella.

«Venite, fermatevi. Comprate un libro oggi e sarete felice anche domani. »

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