Non riesco a ricordarmi di dimenticarti

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Memento, di Christopher Nolan


La memoria può cambiare la forma di una stanza, il colore di una macchina. I ricordi possono essere distorti; sono una nostra interpretazione, non sono la realtà; sono irrilevanti rispetto ai fatti.


“L’ho visto decine di volte!” è una frase che diciamo spesso riferita a un film. Non necessariamente significa che l’abbiamo visto più di cinque o sei volte, è vero. Ma è anche vero chememento ognuno di noi ha una manciata di film che ha scelto di rivedere ogni tanto e che continuerà a farlo ciclicamente per tutta la vita.

Questa foto è stata scattata nel 2002, stavamo guardando per la prima volta Memento.

Memento fa parte della mia manciata.

Io sono quello in prima fila e neanche mi accorsi che Fiorella stava scattando la foto. Alla fine del film credevo che fosse durato poche decine di minuti. Ero sconvolto! Riuscivo solo a pensare bellissimo, bellissimo, bellissimo.

Lo pensammo tutti, che fosse bellissimo, ma era l’unica cosa su cui eravamo d’accordo: per il resto ognuna delle persone presenti in casa aveva una versione diversa dei fatti. A distanza di quindici anni e decine di visioni (reali) ecco la mia versione dei fatti:


Memento, di Christofer Nolan

ovvero

Mento a me stesso per sentirmi meglio

 

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Chiariamo subito come stanno le cose: Memento non è un film montato al contrario, anche se la sensazione alla fine della mia prima visione fu proprio quella.

Sensazione davvero forte dovuta anche al fatto che, da bravi ragazzi di provincia anni 90, avevamo messo su quel film senza saperne niente: non sapevamo che la prima scena era in realtà l’ultima e così via.

Credevamo fosse un film normale e invece dopo la scritta MEMENTO: una mano (che poi scopriremo essere di Leonard, il protagonista) tiene una Polaroid. Si riesce appena a distinguere che ritratto nella foto c’è un cadavere a cui hanno sparato un colpo in testa. La foto viene sventolata. Un azione a cui siamo così abituati che neanche ci accorgiamo che qualcosa sta andando al contrario: infatti l’immagine, invece che farsi più nitida, sbiadisce e in fine ritorna bianca, Leonard la infila nella polaroid e scatta: Flash!

Questa scena (l’unica in rewind) serve a Nolan per metter il pubblico sul chi va là, per dirci “Prestate attenzione alla cronologia delle scene!” in modo che alla quinta sequenza ci si renda conto che il presente del film è montato (non in rewind, certo) ma dall’ultima scena alla prima. Un montaggio al contrario quindi? Non proprio. Questo film, come quasi tutti i film, è fatto da una storia che comprende più piani temporali e in Memento, il presente (a colori, montato al contrario) è meno del 20% della fabula totale, mentre il resto delle informazioni ci viene somministrata dai flashback (bianco e nero) in un montaggio lineare e semplice da seguire, anche grazie alla voce narrante che ci accompagna per spiegarci come sono andate le cose (i pensieri di Leonard).

Cosa rende questo meccanismo eccezionale? Che non è un espediente di regia fine a se stesso, non è il modo in con cui Nolan dice “Guardate come sono bravo!”, è quanto di più funzionale alla narrazione della storia che io avessi mai visto fino ad allora e non solo perché crea un colpo di scena lì dove non c’è o, se già c’è, lo esalta, ma soprattutto perché ci mette nella stessa condizione di Leonard (affetto da amnesia anterograda).

Proprio come lui conosciamo il passato (l’omicidio della moglie, lo stupro, il colpo alla testa che ha menomato la sua memoria) guardiamo quello che sta accadendo al presente, ma non ne conosciamo l’imperfetto: perché non ancora abbiamo visto la scena immediatamente precedente.

Il fatto che io dimentichi le cose non toglie niente al senso delle mie azioni. Il mondo continua ad esserci anche se chiudi gli occhi, no?

E visto che ora noi stessi siamo Leonard, quando durante la visione del film brancoliamo nel buio o abbiamo l’impressione di esserci persi un pezzo per strada, ci aggrappiamo a l’unica cosa che ci sembra incontestabile:


John G. ha stuprato e ucciso mia moglie

TROVALO E UCCIDILO

 

È la scritta più grande tra tutte quelle che Leonard si è fatto tatuare sul corpo per tenere a mente le cose importanti: i FATTI riguardanti la sua caccia. Tatuaggi a cui crederà con fede incrollabile.


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Sono disciplinato e organizzato. Uso ordine e metodo per rendere la mia vita possibile.

Memento-guy-pearce-carrie-ann-mossE proprio Leonard che se fa una conversazione troppo lunga non sa più da dov’è partita. Proprio lui che tutti riescono a manipolare sfruttando la sua amnesia. Il Leonard che a ogni risveglio crede di avere ancora sua moglie accanto e che ogni volta è costretto a riscoprire che è stata violentata e uccisa dallo stesso uomo che l’ha menomato, proprio lui è il detective solitario di questo noir il cui scopo è trovare l’assassino, farsi giustizia: vendicarsi, anche se non ne avrà memoria!

Non so nemmeno da quanto tempo se n’è andata, è come se mi svegliassi nel nostro letto e lei non ci fosse, perché è andata in bagno o in cucina, ma in qualche modo so… so che nel nostro letto non tornerà più. Se riuscissi ad allungare una mano e toccare il suo lato del letto, saprei che è freddo, ma non ci riesco, so che non potrò più averla. Ma non voglio svegliarmi al mattino credendo che sia ancora qui, resto lì nel letto senza sapere da quanto tempo sono solo, e allora come posso guarire? Come posso guarire se non riesco a sentire il tempo?

894590_origTra le persone con cui viene a contatto Leonard c’è Teddy, che si definisce suo caro amico. Non potendo ricordare nemmeno i volti delle persone né sapere di chi può fidarsi, Leonard porta sempre con sé delle foto Polaroid sulle quali ha scritto il nome e come deve comportarsi rispetto a loro. Tutto questo perché per lui sono ogni volta dei perfetti sconosciuti. Teddy viene ucciso all’inizio del film proprio da Leonard. È presentato quindi agli spettatori come il vero assassino e l’intero film (la parte al presente) non è altro che la ricostruzione del modo in cui Leonard ha raccolto queste informazioni.  memento01Solo poco prima della fine del film ci rendiamo conto che qualcuno ha messo sulla falsa pista Leonard, ma la risoluzione del rompicapo la si ha solo nell’ultima scena, che a differenza di quanto faccio normalmente non riporterò.

Nolan ha creato con Memento il narratore inattendibile estremo, manipolato dagli altri, smemorato, ma anche manipolatore del se stesso declinato al futuro prossimo, del Leonard  che di li a poco non avrà più memoria dell’imperfetto. Fa incetta di indizi che diventeranno PROVE INCONFUTABILI nell’istante in cui non ricorderà più quando e come le ha reperite e sulle quali, sa bene, riporrà fiducia tale da uccidere un uomo che non ha mai visto prima.

Prove che gli consentono di sostituire alla realtà, vissuta e subito dimenticata, le sue stesse menzogne. In questo modo riesce a dare un senso alla sua vita: vendicarsi, dimenticare e magari ricominciare da capo.

Tutti abbiamo bisogno di ricordi che ci rammentino chi siamo, io non sono diverso…

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