10 motivi per aspirare a scrivere narrativa

Contro-decalogo per scrittrici e scrittori esordienti

Jimi Hendrix3

Li trovi un po’ ovunque sul web. Consigli, Opuscoletti, Manuali da stampare, i “Ricordati che devi morire!!!” rivolti agli aspiranti scrittori. A volte seri come sermoni, altri molto ironici e compassionevoli. Tutti con due punti comuni. 1) Sono quasi sempre del tutto condivisibili (mi ripeto per non essere frainteso: dicono cose vere); 2) Sono di un pessimismo assoluto (nel senso che hanno come ratio quella di allertare l’aspirante su quello che l’aspetta: anonimato, delusione e fallimento).

Riporto, per fare un esempio, uno degli ultimi decaloghi di Giulio Mozzi. Uso proprio il suo perché è scritto bene e perché, Mozzi, è uno di quelli che con gli esordienti ci lavora. Li conosce, non parla a vanvera e le sue intenzioni non solo sono buone, ma si tingono spesso, di carattere umanitario.

Ecco il decalogo di Mozzi :

1. Hai pubblicato un libro. Bene. Non hai fatto altro che pubblicare un libro. Se ne pubblicano a bizzeffe.
2. Quasi tutti i libri pubblicati finiscono nel dimenticatoio. Dunque prepàrati.
3. Può darsi che il tuo libro cambierà il mondo. E’ più probabile che no.
4. Non è detto che le persone che ti vogliono bene apprezzino il tuo libro. Non disprezzarle per questo.
5. Non è detto che alle persone che ti vogliono bene importi molto del tuo libro: a loro importa di più il fatto che sei un buon compagno / una buona compagna di vita, una buona madre o un buon padre, una persona paziente e cordiale e gentile e presente quanto serve, eccetera. Apprezza il loro apprezzamento.
6. Non è detto che il giudizio sul tuo libro delle persone il cui giudizio è importante per te sia un giudizio positivo. Se il loro giudizio sarà negativo, ricorda che decidere che il loro giudizio non è importante per te è un gesto d’incoerenza.
7. Non è detto che chi ti dirà di aver apprezzato il tuo libro dimostri di averlo apprezzato per le ragioni che sono importanti per me. D’altra parte, Happy Days a te piace perché ti ricorda quand’eri un ragazzo, mica perché sia un buon telefilm.
8. E’ possibile che il senso che tu attribuisci al tuo libro venga completamente travisato dalla maggior parte dei lettori. E’ possibile che ciò dipenda da qualche difetto del libro.
9. E’ possibile che nessuno si fili il tuo libro. Ciò può dipendere dalla cattiveria del genere umano, ma anche da ciò che il tuo libro – al di là dell’affetto che gli porti, e dell’impegno che ci hai messo – effettivamente è.
10. E’ possibile che il tuo libro venda un milione di copie. Se ti comperi una bella casa fai bene, se cominci a crederti migliore di com’eri prima ti sbagli.

Come dicevo prima, non c’è neanche una virgola non condivisibile in questo decalogo. Così condivisibile che comincio a domandarmi a cosa serva.  Dire: “2. Quasi tutti i libri pubblicati finiscono nel dimenticatoio. Dunque preparati” mi sembra simile a dire: per far bollire l’acqua per la pasta devi metterla in una pentola e posizionarla su una fonte di calore. Non è scontato? Davvero non è scontato?!

Tutti questi avvertimenti sono veri anche, per esempio, nel mondo della musica, della ginnastica, delle arti marziali ecc…, ma non credo che a un ragazzino che acquista la sua prima chitarra, capiti di trovare dentro la scatola un bigliettino con scritto “È quasi certo che non sarai mai nessuno!”. Immagino poi la ragazzina che s’iscrive ad atletica e, ogni volta che i genitori vanno a riprenderla, le sciorinano in macchina, lungo il tragitto fino a casa, un decalogo tipo: 1) Le olimpiadi ci sono solo ogni quattro anni; 2) potresti infortunarti e non poter più…

clonazionePostulata la condivisibilità dell’insegnamento alla modestia (comprensivo di tutto il corollario zen dell’essere felici per quello che si fa senza ambizioni – presente sì, futuro no, e via dicendo) mi domando: non è che si sta esagerando?

Non è forse vero che il ragazzino che compra la chitarra ha diritto a sognare di diventare il nuovo Jimi Hendrix? Certo dovrà impegnarsi, ma senza un sogno nel cassetto, da dove attingerà le energie per tutto questo impegno? Mi si dirà che questi decaloghi pessimistici sono necessari e che devono sempre accompagnare le parole di conforto, di sprono. Bastone e carota. Che è possibile scrivere narrativa sì, ma si deve “buttare il sangue”. Ma vi giuro che è così anche per il ginnasta! (in realtà è così un po’ per tutto)

Quindi delle due l’una: o gli aspiranti scrittori sono generalmente più pazzi ambiziosi degli altri aspiranti o i pedagoghi della scrittura (scopritori di talenti, scrittori senior, editor ecc…) esagerano con il bastone. Altrimenti non si spiegherebbe il punto 10 del decalogo di Mozzi. Vi pare normale dire al ragazzino con la chitarra, per nove punti, che probabilmente non ce la farà e quando si arriva finalmente a dirgli che una possibilità su un milione c’è, la frase successiva è subito: sì però, nel caso, non montarti la testa.

A me, questa cosa, non sembra normale!

toto_peppino_e_la_malafemmina (1)

Dunque ecco il mio decalogo ottimista per gli aspiratori e le aspiratrici:

  1. Aspirare a scrivere narrativa è l’unico modo per arrivare eventualmente a scrivere narrativa.
  2. A scrivere narrativa non solo si impara, ma addirittura si migliora. Scrivi narrativa, ti ritroverai a scrivere meglio anche nella vita di tutti i giorni.
  3. Quando si decide di entrare a fare parte della vituperata categoria degli aspiratori/aspiratrici, si pone automaticamente più attenzione nella lettura, che da ingenua diventa critica. Quindi aspira a scrivere narrativa, leggerai meglio.
  4. Quando si decide di entrare a fare parte della vituperata categoria degli aspiratori/aspiratrici, si entra in contatto con persone che di letteratura ne capiscono più di noi. Quindi aspira a scrivere narrativa, leggerai narrativa migliore.
  5. Gli aspiranti e le aspiratrici sono in molti/e: quindi aspira, sarai sempre in buona compagnia.
  6. Aspirare a scrivere narrativa necessita di molta pratica, dedizione. Quindi aspira, ché avrai sempre qualcosa da fare, anche sul treno o in coda alla posta.
  7. In treno o in coda alla posta atteggiarsi a scrittore fa figo, quindi aspira e ti sentirai più figo.
  8. Puoi farti bello con le ragazze (lo stesso non vale al contrario, almeno in Italia). Consiglio, nel caso, di associare alla scrittura sempre qualcosa che riguardi il teatro. Perché c’è solo una categoria più ampia delle aspiranti scrittrici: le aspiranti attrici. – 8bis tieniti comunque alla larga dalle aspiranti cantanti, perché sono noiose.
  9. Scrivere fa bene alla salute psico-fisica. Come sfogo, autoanalisi e non solo. Aumenta, allenandole, le nostre capacità creative. Cambia l’approccio che abbiamo con la memoria, sia la nostra che quella collettiva.
  10. Infine aspirare a scrivere narrativa è sempre meglio che aspirare a scrivere poesia. E ho detto tutto!

Il decalogo di Mozzi lo trovi qui

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6 thoughts on “10 motivi per aspirare a scrivere narrativa

  1. Grazie per l’attenzione, Luca.

    Ho qualche osservazione.

    Tu scrivi:

    “Non è forse vero che il ragazzino che compra la chitarra ha diritto a sognare di diventare il nuovo Jimi Hendrix?”.

    Certo che ne ha il diritto. Ma, se non è in grado di diventare il “nuovo Jimi Hendrix”, ha anche il diritto di essere avvertito il più presto possibile.

    Aggiungo: non tutti coloro che comperano una chitarra sognano di diventare il nuovo Jimi Hendrix. Credo che la maggior parte desiderino divertirsi, passare del buon tempo con gli amici, imparare a cantare le canzoni preferite.

    Allo stesso modo, non tutti coloro che si iscrivono a un corso di nuoto desiderano diventare degli atleti. Anzi: direi che la maggioranza desidera solo imparare a nuotare. E così via.

    Scrivi anche:

    “…o gli aspiranti scrittori sono generalmente più pazzi ambiziosi degli altri aspiranti o i pedagoghi della scrittura (scopritori di talenti, scrittori senior, editor ecc…) esagerano con il bastone”.

    La prima che hai detto, secondo me. Lo dico sulla base della mia personale esperienza.

    Vedi: se uno vuol fare salto in alto, c’è poco da fare. O superi l’asticella, o non la superi. In altre attività un così preciso strumento di misura delle tue capacità non c’è; o c’è, ma non è così immediatamente comprensibile.

    Per me, che leggo professionalmente, la competenza grammaticale e sintattica è qualcosa che c’è o non c’è: è un’asticella. Ma spesso, quando provo a spiegare agli interessati che il loro problema sta lì, e che quella è un’asticella, non riesco a farmi capire.

    (Ci sono anche gli scrittori che hanno dentro una storia tale, e un’urgenza tale, che te ne freghi della competenza grammaticale e sintattica. Sono rarissimi).

    Nel tuo decalogo bonario, scrivi al punto 1:

    “Aspirare a scrivere narrativa è l’unico modo per arrivare eventualmente a scrivere narrativa”.

    Per quanto mi riguarda sono arrivato a scrivere opere narrative senza averne alcuna intenzione. Tant’è che il mio primo racconto nacque come lettera. Fu la destinataria a farmi notare che avevo scritto un racconto.

    Il punto 2 (“A scrivere narrativa non solo si impara, ma addirittura si migliora. Scrivi narrativa, ti ritroverai a scrivere meglio anche nella vita di tutti i giorni”), io lo capovolgerei: impégnati a scrivere meglio nella vita di tutti i giorni, migliorerà anche la tua scrittura narrativa.

    Il punto 3,

    “Quando si decide di entrare a fare parte della vituperata categoria degli aspiratori/aspiratrici, si pone automaticamente più attenzione nella lettura, che da ingenua diventa critica”

    dice qualcosa che sarebbe bello se fosse vero, ma purtroppo – sempre secondo la mia personale esperienza – non è vero. Mi arrischio a dire che la maggior parte di coloro che mi spediscono un’opera in lettura (parlo di 1.200/1.400 persone l’anno) non sembra interessata ad acquisire una maggiore capacità critica nella lettura. Lo dico perché se uno mi manda una roba senza né capo né coda e dice di esseri ispirato a Thomas Mann, sospetto che si tratti di un caso senza speranza. (Ecc.).

    Al punto 9 dici:

    “Scrivere fa bene alla salute psico-fisica. Come sfogo, autoanalisi e non solo”.

    E qui dissento nettamente. La letteratura non è “sfogo”, e l’ “autoanalisi” è un mito. Lo dico così, senza argomentare, perché mi pare una cosa evidente.

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    1. Ciao Giulio,
      scusa se ti rispondo con tanto ritardo, ma traslocare in una nuova città è stato più impegnativo di quanto io e Francesca avevamo previsto.

      In linea di massima, sono d’accordo con quello che scrivi, ma permettimi un paio di considerazioni:

      scrivi: “Credo che la maggior parte desiderino divertirsi, passare del buon tempo con gli amici, imparare a cantare le canzoni preferite”.

      Qual è dunque il “divertirsi […] cantare le canzoni preferite” della scrittura? La risposta non può, secondo me, essere “solo” la lettura o il diario segreto.

      Ti faccio due domande che sembrano poco pertinenti, ma che invece ci possono avvicinare alla risposta:

      1) Conosco molte band musicali indipendenti, solo due sono riuscite ad avere un contratto. Tutte le altre si sono auto-prodotte e cercano di far girare la loro musica in maniera orgogliosamente indipendente. Nessuno li deride, neanche negli ambienti musicali. Magari non se interessano, ma li rispettano per la tenacia.
      Com’è che invece guardiamo, io per primo, con tanto disprezzo gli auto-pubblicati?

      2) Ci sono musicisti di tutti i livelli, così come ci sono scrittori (e adesso parlo di pubblicati) di tutti i livelli. Non ho mai sentito un chitarrista jazz denigrare una pop star.
      Com’è che tutti i jazzisti della narrativa italiana sono sempre così impegnanti a sparlare di fenomeni legittimamente pop come, tanto per dirne uno, Fabio Volo?

      Hai obiettato il punto 9 del mio decalogo così: La letteratura non è “sfogo”, e l’ “autoanalisi” è un mito.

      è evidente anche per me, ma io non ho mai parlato di letteratura, ma solo di narrativa (come aspirazione) e nello specifico del punto 9 solo di “scrittura” come sfogo ecc…

      Uso i termini letteratura, narrativa e scrittura in maniera sempre consapevole e mai come sinonimi. Possibile che stia, proprio nel differente significato di queste tre parole, la risposta?

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