Ian McEwan e l’insostenibile friabilità del cemento

Il giardino di cemento  è generalmente ritenuta una lettura disturbante, di sessualità deviata. Penso invece che il grande disagio che si prova durante la lettura, non derivi dalla presunta scabrosità delle scene raccontate, quanto da una verità che emerge ineluttabile e che, fatalmente, ci ammalia: Nella vita abbiamo innumerevoli scelte da prendere, tranne una, nessuno può scegliere chi amare.

cementgarden

Julie, Jack e Susan sono fratelli. Vivono coi genitori e il fratellino Tom, in una zona distante un paio di chilometri dai grattacieli; quartiere che doveva, secondo le intenzioni delle autorità comunali, essere riconvertito a viabilità primaria. L’autostrada non è mai andata avanti, ma prima dell’abbandono del progetto la maggior parte delle case sono state abbattute. Quelle rimaste sono per lo più disabitate e, frequentemente, vengono vandalizzate o incendiate. Eppure questa famiglia vive in una casa con giardino. Un giardino fatto di percorsi e collinette, curato dal padre in maniera rigorosa.

Julie è la diciassettenne, passa ore al sole. Jack che di anni ne ha quindici, ne è attratto ed è la voce narrante (sempre inattendibile) del romanzo. Subito dopo c’è Sue, che ha sempre accettato ingenuamente i giochi di scoperta sessuale dei due più grandi. Giochi che finiscono proprio all’inizio del romanzo perché Julie, quasi adulta, tiene a distanza Jack. E anche perché Sue non è più così ingenua. Ma Jack, un po’ per indole, un po’ per età, non riesce a darsi pace. Si masturba continuamente pensando alla sorella maggiore, anche se, non avendo del tutto compiuto lo sviluppo, ha solo eiaculazioni asciutte:

Mi chiusi in bagno e mi sedetti sul bordo della vasca con le mutande alle caviglie. Pensai alle dita brune di Julie fra le gambe di Sue e arrivai in fretta a una stilettata di piacere asciutto. Restai piegato in due finché lo spasimo passò…”

THE CEMENT GARDEN, Andrew Robertson, Charlotte Gainsbourg (lying down), 1993, (c) October Films


Il piccolo Tom è lontano da tutto questo, ancora perso tra la gonnella materna e i continui rimproveri del padre. Un uomo fragile, irascibile e ossessivo (soprattutto ora che i problemi al cuore lo hanno costretto a lasciare il lavoro) in continua competizione con il figlio più piccolo per avere le attenzioni della madre.

Jack spiega come fosse anche un tipo scherzoso, ma solo quando si trattava di prendere in giro gli altri componenti la famiglia: Jack per i foruncoli che gli devastano il viso, Julie per le sue aspirazioni nell’atletica. Ma mai provarci con lui, pena giorni di musi lunghi e silenzi. L’idea del giardino di cemento è tutta sua. Nonostante le difficoltà economiche compra una dozzina di sacchi di cemento e un carico di sabbia

 – Sarà più ordinato, – disse. – Adesso che non posso più occuparmi del giardino, (si picchiettò sulla sinistra del petto con la pipa), – e così eviterete di insudiciare i pavimenti di vostra madre -. Era talmente convinto di avere avuto un’idea piena di buon senso che fu l’imbarazzo, più che la paura, a impedirci di opporci al progetto.”

E così i due uomini di casa, sul finire del primo capitolo, si mettono a impastare acqua, cemento e sabbia. Poi Jack stende la miscela con la pala, mentre il padre, con una stecca di legno, livella il tutto. Fanno quest’operazione più volte e molte altre ne serviranno. Al quarto carico Jack dice di avere bisogno del gabbinetto e si rifugia al piano di sopra per masturbarsi velocemente “Come al solito, l’immagine evocata era la mano di Julie fra le gambe di Sue.”

E così succede che mentre il padre e giù ad affaticarsi tutto solo, Jack ha la sua prima vera eiaculazione. La cosa lo sorprende e lo meraviglia, ma non ha il tempo di soffermarsi perché sa che il padre lo sta aspettando e che è impaziente. Allora si precipita in giardino e lo trova steso a faccia in giù nella miscela di cemento e sabbia appena stesa.

McEwan descrive in poche pagine la figura paterna, ma in maniera così raffinata e compiuta (soprattutto facendolo diventare centro gravitazionale dell’intera famiglia) che, quando a pagina 17 l’uomo muore, io mi ero fatto l’idea che fosse una storia incentrata sul rapporto padre figlio.

La struttura del romanzo è trasparente. Dieci capitoli, ognuno di una dozzina di pagine. Il primo e l’ultimo sono stati costruiti da McEwan con uno stile da racconto a se stante. Sono sicuro che potremmo estrapolare il primo capitolo e inserirlo in una delle sue raccolte di racconti. Pochi noterebbero che è stato stralciato da un altro libro. Del primo capitolo questo è il finale:

Quando l’ambulanza se ne fu andata, uscii a guardare il nostro vialetto. Nessun pensiero mi attraversava la mente mentre raccoglievo la tavola e con cura cancellavo l’impronta di mio padre dal cemento fresco, soffice.”


6184d934c57be80501c149e57a00bf3aEssendo la voce narrante quella di Jack, il fuoco della storia è su Julie. La ragazza, poco dopo la morte del padre, diventa la vera donna di casa. Anche perché la madre ha cominciato a star male: una malattia senza diagnosi che (per me lettore, sempre costretto a capire come stanno davvero le cose raccontante da Jack l’inattendibile) assomiglia alla depressione e la porterà a non uscire più dalla sua stanza. Il lettone della donna diventa il centro caldo della casa.

Più o meno nello stesso periodo i foruncoli mi si erano talmente stabilizzati sul viso che abbandonai tutti i rituali dell’igiene personale. Non mi lavavo più la faccia né i capelli, non mi tagliavo le unghie e non facevo il bagno. smisi di lavarmi i denti…”

Jack non accetta la nuova autorità di Julie ed è completamente fuori controllo. Vorrebbe assumere il comando al suo fianco, ma è immaturo e non fa che peggiorare le cose. il giardino di cemento 2Julie lo tratta sempre più da fratellino, alla stregua del piccolo Tom che le gironzola intorno mentre lei prende il sole in costume. Anche quando la sorella maggiore cede alla vecchia complicità, Jack arriva sempre a esagerare, producendo un nuovo allontanamento. La madre è malata e sempre più stanca. Non riesce a motivarlo e non da prova di riuscire a capire i turbamenti del giovane Jack. Come quando prende in disparte il ragazzo per dirgli che “continuando così” finirà per bloccarsi la crescita: insomma la donna crede che i problemi di Jack derivino dalla masturbazione.

Ogni volta… che lo fai, ci vogliono due pinte di sangue per rimpiazzarlo”

La donna avverte Jack che presto lei dovrà passare un periodo in ospedale, non sa quanto, per questo ha fatto in modo che Julie possa accedere ai risparmi depositati in banca. Lui e Julie dovranno mandare avanti la casa bene e prendersi cura di Tom, altrimenti arriveranno gli assistenti sociali e prenderselo. Prenderanno anche Susann e persino lui, forse “Julie non resterà qui da sola. Così la casa rimarrà vuota, la notizia si spargerà e non passerà molto tempo che vi entreranno gli scassinatori a rubare le nostre cose e a fracassare tutto”. Alla fine di questo capitolo, pochi giorni dopo la conversazione, la donna muore.

Quattro capitoli. 56 pagine cariche di emozioni. Ed è solo alla premessa.

Siamo al punto da cui parte ogni narrazione che si rispetti, quando sia il lettore che i protagonisti si fanno la stessa domanda: e adesso? La storia (o meglio la differenza fra la realtà e la narrazione) sta nella risposta che si da questa domanda. C’è una storia solo quando il figlio del barone sale sull’albero; quando Neo entra in Matrix; nel caso specifico di questo romanzo quando Jack, Julie e Susan invece che chiedere aiuto a qualcuno, occultano il cadavere della madre nel baule in cantina e lo ricoprono di cemento.

Da questo punto in poi, pagina dopo pagina, veniamo coinvolti dall’idea di controllo di questo romanzo “La famiglia verrà sfaldata perché l’amore tra fratelli non è ammesso e non può sostituirsi a quello tra genitori” e ci domandiamo se invece prevarrà l’idea opposta: “Julie accetterà jack come amante e padre famiglia e tutto si sistemerà”.

Tre settimane dopo […] non mi era più tanto chiaro perché per prima cosa avessimo deciso di metterla nel baule…

Fino all’ultima pagina non sapremo come andrà a finire, ma già ora è evidente quello che McEwan sta riuscendo a fare di noi lettori, con questo romanzo. Una cosa che rasenta l’impossibile: farci cambiare idea sull’incesto.

Immagini, scene o anche solo frasi che riportano al sesso tra fratello e sorella provocano generalmente disgusto. Lo sanno bene i produttori di “Il trono di spade” che hanno ridotto al minimo indispensabile le scene in cui i fratelli Lannister si amano. E addirittura in un campo spregiudicato come quello della pornografia, l’incesto viene preso sempre con le molle. Invece McEwan riesce non solo a rendere accettabile l’attrazione provata da Jack, ma anche a trasportare il lettore nel tira e molla di Julie. E la Julie di Il giardino di cemento è indubbiamente sensuale, innamorevole, anche se vista attraverso gli occhi del fratello.

E mentre noi lettori cadiamo in amore per Julie, il cemento delle nostre convinzioni si sgretola. Purtroppo non solo quello.

Non ci volle molto a trasformare la cucina in un luogo maleodorante e infestato da nugoli di mosche. Nessuno di noi aveva mai voglia di prendere dei provvedimenti a riguardo, a parte tenere la porta della cucina chiusa […] allora decisi che non mi sarei più occupato della cucina e questo spinse Jiulie e Sue alla risoluzione che neanche loro avrebbero pulito…

Mi masturbavo tutte le mattine e tutti i pomeriggi, e fluttuavo per la casa, di stanza in stanza, sorpreso di trovarmi in camera mia, sdraiato sulla schiena, mentre invece avevo avuto intenzione di andare in giardino.

Cresce nel lettore il presentimento di disastro, del guaio in cui si sono cacciati i ragazzi e di cui non sembrano percepire  nulla. Non è solo Jack a fluttuare, ognuno dei ragazzi ha una propria ossessione con la quale cement-garden-1993-01-gsfugge alla realtà che sta vivendo. Susan immersa nella lettura, Julie nei suoi bagni di sole. E il piccolo Tom, completamente allo sbando, tormenta Julie per avere piccole attenzioni.
Lei risolve facendolo dormire il più possibile al mattino e riportandolo a letto per la notte quando il sole è ancora alto. Lo traveste da femmina per gioco, con tanto di parrucca e nastro tra i capelli. Il bambino rimane così vestito quasi fino alla fine del romanzo. Jack prova a ribellarsi almeno a questo, ma l’appeal di Julie e troppo forte.

Julie si avvicinò a me e mi si parò di fronte. – E dai , – disse, – stai allegro, piaga -. Profumava di olio solare e dalla sua pelle emanava un tepore che mi sfiorava. Doveva essere rimasta tutto il giorno al sole, da qualche parte. Si slegò il nastro dal dito e me lo buttò intorno al collo. Quando cominciò a farmi un fiocco sotto il mento le spinsi via le mani, ma senza convinzione e lei finì per bene il nodo. Mi prese per mano e io seguii mia sorella fino al tavolo.

Non è solo Jack immaturo. Anche Julie, nonostante l’apparenza, non è pronta a dirigere una famiglia. Tutto va a rotoli, anzi in rovina. Il decadimento preannunciato a Jack dalla madre poco prima di morire sembra avverarsi, solo che la donna si riferiva alla casa, invece sta succedendo ai suoi figli e a farne le spese è soprattutto Tom.

E intanto uno strano odore, dolciastro di decomposizione, che arriva dalla cantina si insinua nella casa, pervade le stanze opprimendo i sogni di Jack e riempendo i suoi polmoni di sensi di colpa. Il cemento del baule è crepato e sta cedendo.

Quando Julie porta a casa il fidanzato (Derek il giocatore di biliardo) Jack va in tilt e si sente sempre di più relegato al ruolo di figlio. Derek si comporta fin da subito come aspirante uomo di casa. Sue lo adora. Tom lo sta a d ascoltare. Ma le sue intenzioni non sono chiare. È ambiguo il suo interesse per questa famiglia, per la casa. Nonostante quello che crede Jack (che intanto, messo in concorrenza, si da una ripulita) Julie tiene a distanza anche Derek. Quel tira e molla che ha fatto impazzire Jack ora tocca a Derek. Sembra un uomo, rispetto ai ragazzi lo è, ma in fin dei conti ha soli ventitré anni e alla fine va fuori di testa quando scorge i due fratelli (finalmente) abbracciati.

L’ultima scena è bellissima. L’ultima frase ti fa innamorare per sempre di McEwan.

Jack passa una giornata al sole. Si addormenta sul pavimento di una casa abbandonata, senza tetto. Ancora al sole.  E si asciuga. Ed è pronto per Julie.

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Julie non ha  giocato al gatto col topo. Non era un tira e molla quello con Jack. È una ragazza che è dovuta diventare donna e madre all’improvviso, e stava spronando Jack a farsi uomo e padre al più presto. Lo stava aspettando e lui è arrivato, forse troppo tardi. Fanno l’amore. Una delle scene più sensuali e candide che abbia mai letto. Vengono scoperti. Derek da basso rompe il sarcofago, scopre il cadavere e riparte in macchina sgommando. Allerterà le autorità. Allora tutti e quattro insieme (Tom dormicchia nel lettino) si mettono a giocare nella stanza grande dei genitori, come sanno fare solo le famiglie. Si permettono il lusso di sognare ancora per qualche ora, in attesa di dover scendere dall’albero, di ritornare in matrix… [ecco il finale]

Fu il rumore di due o tre macchine che frenavano davanti casa, le porte sbattute e i passi concitati di parecchia gente sul vialetto antistante a svegliare Tom. Da una fessura delle tende entrava una luce azzurra roteante che disegnava ombre mulinanti sul muro. Tom si sedette e le fisso sbattendo gli occhi. Noi circondammo il lettino e Julie si chinò a baciarlo.

– Ecco qua! – disse, ci siamo fatti una bella dormita.

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