#cadillac8 Solo chi va all’oratorio si ribella con il rock

Una dozzina di anni fa ho letto un pezzo di Natalia Ginzburg (quando ancora non era la mia scrittrice preferita) sulla necessità di non dire a i bambini che dio non esiste, anche da parte di genitori atei. Bel pezzo, pensai mentre la bollavo in maniera un po’ superficiale come catto-comunista. Per quel che riguarda dio, io, sono stato cresciuto in maniera distrattamente atea.

Senza mettermi ad approfondire, dico solo che non ho avuto alcun bisogno di arrivare a teorizzare la non esistenza di dio, perché non me ne hanno mai fatto percepire l’esistenza. Frasi del tipo “altrimenti Gesù bambino piange” non sono mai entrate a casa mia, e neanche di più elevate. Ma forse sto dando l’idea di genitori pragmatici o peggio ancora hippy o di altro tipo ancora, di quelli che Drago chiama olistici-evangelizzatori.

No, niente di simile, tutt’altro: è solo che sul tema dio, a casa, ci siamo distratti. D’altra parte l’unico della famiglia ad atteggiarsi a radical chic di provincia sono stato io. Atteggiarsi che era comprensivo di orgoglio autoreferenziale per il mio prematuro ateismo.

Due anni fa mi è arrivato un figlio e finalmente ho capito cosa volesse dire Natalia Ginzburg.

marco drago

Ora. Stamattina in treno avevo davanti un tipo che interrompeva la mia lettura del n. 8 di Cadillac Magazine con la storia dei bambini indaco. Appena abbassavo gli occhi sul racconto, lui mi richiamava al discorso dei fottuti-bambini-buddha picchiettando sul mio ginocchio. All’altezza di Frattamaggiore ho capito di essermi imbattuto in un olistico-evangelizzatore. Gli ho fatto una proposta: io avrei letto l’inizio del suo libro se lui avesse letto il racconto di Marco Drago “L’esoterismo dell’aspirapolvere” che avevo tra le mani.

Arrivati a Napoli il signore si è segnato il nome di Marco Drago e mi ha detto che gli piaceva il modo in cui raccontava un fatto come se fosse reale ma che si capiva che era di fantasia. Io non ho letto neanche la prefazione del suo libro, perché faccio parte di quella parte della popolazione italiana che crede di essere superiore agli altri solo perché non ha votato Berlusconi e non ha guardato la tv delle ragazze e neanche la de Filippi. Sì, faccio ineluttabilmente parte della Coglioneria di Sinistra che ha aiutato l’Italia ad andare a picco, armata di puzza sotto al naso e che, magari, un paio di puntate di uomini e donne avrebbe dovuto guardarla, giusto per scendere un attimo dal piedistallo o almeno rendersi conto che il piedistallo non era altro che un cumulo di immondizia.

E adesso basta divagare perché finalmente sono sceso dal treno, mi sono fermato a fare colazione al DLF e ho riletto il racconto di Marco Drago in cui c’è: un uomo che sembra cinico ma che nella testa nasconde il nirvana dei ricordi. E una donna alla ricerca della filosofia perfetta, ma che riesce a non offendersi quando la si critica. E lui senza farsi scorgere le guarda ancora le mammelle che si poggiano di lato. E soprattutto c’è in gioco il futuro di un bambino, che è un campo in cui nessuno può dettare regole.

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