Un Rocky su mille ce la fa, ovvero: una storia d’amore.

sylvester stalloneQuesta è una storia strana e malinconica, in cui alla fine il protagonista perde, ma ha i pugni rivolti al cielo in segno di vittoria e anche la musica di sottofondo, è proprio quella dei lieto fine. Non solo. Il protagonista, un pugile, ha preso botte per quindici riprese, ha la faccia deformata dai pugni e l’arbitro ha appena decretato la sua sconfitta ai punti, eppure tutti stanno urlando il suo nome: Rocky Rocky Rocky.

Un film su un uomo che combatte per dimostrare di non essere un perdente. E perde.”  (cit. Ratman)

All’inizio del film lui è la scamorza, il pugile suonato, un fallito come tanti altri, ma poi gli capita l’occasione della vita. Io che guardo (come è successo altre decine di volte, perché questa pellicola ha segnato la mia infanzia quasi quanto i cartoni de L’uomo tigre) sono portato a credere per tutto il film che “l’occasione” di cui si parla sia: diventare il campione del mondo dei pesi massimi.

Sto lì ad aspettare che “la possibilità su un milione” vada in fumo, perché “Nessuno colpisce più duro della vita” lo so io, lo sa la scamorza e anche tutti quelli che gli stanno intorno lo sanno. Chi non se ne rende conto sono solo: un personaggio del film, Adriana la commessa di un negozio di animali di cui Rocky è innamorato e la mia compagna, seduta sul divano con me: l’unica persona che io conosca a non aver visto questo film e che ho dovuto praticamente legare sul divano per costringerla a farlo.

Le ho detto: se pensi che Rocky (così detto Rocky uno) c’entri qualcosa con la serie di sequel e che sia un film d’azione incentrato su un incontro di pugilato, continua a guardare per dieci minuti. Cambierai idea. Perché Rocky è epico!

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La sceneggiatura di Rocky è scritta dallo stesso Stallone dopo aver visto un incontro di pugilato tra lo sconosciuto Chuck Wepner e la stella del pugilato Muhammad Ali. Un incontro dall’esito scontato, e invece Chuck Wepner (dimostrando enorme spirito di sacrificio) non solo resiste per molti round alle bordate del campione, ma addirittura riesce a metterlo al tappeto alla nona ripresa. Ali si rimette subito in piedi e, consapevole di avere preso troppo sotto gamba il suo avversario, da tutto se stesso. Lo ricopre di pugni fino al quindicesimo round. Una vera mitragliata di colpi che però non mandano giù Wepner. Alla fine Alì vince per K.O. tecnico. La faccia dello sfidante è deformata, ma è lui il vincitore morale dello storico incontro.

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Stallone rimane così impressionato dalla prestazione di Chuck Wepner da buttare giù un soggetto cinematografico. Scrive una storia diversa dal solito, che non segue pedissequamente il dettato holliwoodiano che prevede la collocazione dell’incidente scatenante entro il primo quarto d’ora del film (semina:il campione del mondo decide di dare l’opportunità a un pugile sconosciuto) e di piazzare il punto di non ritorno intorno al trentesimo (raccolto: il pugile sconosciuto accetta). No. La storia di Rocky è intrecciata in maniera inusuale, tanto da essere richiamata molto spesso come esempio quando si parla dell’importanza della sotto-trama, che nel caso specifico è la storia d’amore con Adriana.

Per la prima mezz’ora di film infatti non c’è niente che riguardi la trama principale e non si sa quasi niente di Apollo. Per fortuna, dico io. Perché, strutturando il film in maniera classica, la proposta del campione e l’accettazione da parte dello sconosciuto,  non mi avrebbero che procurato uno sbadiglio o tuttalpiù un: Bhe e allora? Invece in Rocky non c’è spazio per gli sbadigli.

Il film si apre con un incontro su un ring così malandato da ricordare i combattimenti fra galli, piuttosto che fra pugili (uno dei due è Rocky). E quelli che hanno indosso gli atleti, sembrano più mutandoni che veri pantaloncini da boxer. I contendenti sembrano equivalersi. Entrambi bianchi, stanchi e un po’ goffi. Sono pari, poi Rocky riceva una testata, l’arbitro non fa niente e lui si scatena. Perché Rocky è così, può digerire tutto, comprese cinque uova alla cinque del mattino, ma non le ingiustizie.

Terza scena: Rocky è a casa. Per l’incontro (da cui è uscito vincitore) ha racimolato venti dollari. Ora è davanti allo specchio incorniciato di foto. Ha la faccia tagliuzzata, ma il naso è a posto. Ripete una frase come per imparare a dirla bene, come potrebbe fare un attore. La camera sfuma sullo sguardo (gonfio e smorto) di Rocky che incontra la foto di se stesso da ragazzino (occhi fieri e pieni di speranza).

Intorno al quarto d’ora invece della scena dell’incidente scatenante vediamo Rocky che entra in un negozio di animali e cerca di attaccare bottone con la timida commessa (sorella del suo miglio amico, Paulie) usando la frase che ha ripetuto allo specchio la notte precedente. Non riesce a far colpo, anzi mette in imbarazzo Adriana e la sottopone ancora di più alle angherie della titolare del negozio, la quale non perde mai occasione per umiliare la ragazza.

Per il resto si vede solo il pugile – un po’ suonato un po’ sognatore (più suonato) a cui l’allenatore Mickey (che lo chiama scamorza) ha tolto anche l’armadietto – che cerca di sbarcare il lunario lavorando come esattore per Mr. Gasco, cosa che gli riesce male perché non ha il cuore di picchiare i debitori.

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Al trentesimo minuto (dove andrebbe piazzato il punto di non ritorno della trama principale: Rocky che accetta la sfida) c’è invece solo la semina dell’incidente scatenante, che dura giusto qualche minuto: Apollo decide di dare a un perfetto sconosciuto di Filadelfia l’occasione di affrontarlo per il titolo, cogliendo l’occasione per accrescere la sua popolarità. Sfogliando sull’annuario dei pugili trova Rocky “lo stallone italiano”. Uno dello staff glielo sconsiglia in quanto mancino, ma il campione ha deciso: visto che l’incontro si terrà al bicentenario della scoperta dell’america, dare la possibilità a un italo-americano è la migliore trovata pubblicitaria. Una scena quasi di passaggio. Infatti la regia e il montaggio della pellicola danno molto più valore a quella successiva: il giorno del ringraziamento Paulie riesce a far uscire Rocky con Adriana e alla fine lui, la scamorza, riesce (dopo una romantica serata su una deserta pista di pattinaggio) a strapparle un bacio.

 Io… ti voglio baciare. Tu puoi anche non restituire il bacio se vuoi, ma io ti voglio baciare.

Solo a un’ora dall’inizio del film arriva la I chiamata all’avventura (viene fatta la proposta a Rocky) il rifiuto, la II chiamata e il punto di non ritorno (accettazione della sfida) girato con un’intervista al campione e a Rocky. Tutto insieme. Durante l’intervista Rocky è in evidente difficoltà. rockycreedViene preso in giro anche dai giornalisti, ma non se ne accorge, neanche sembra aver capito che la sua borsa sarà di 150.000 dollari. L’unica cosa che gli preme fare, avendo microfono e telecamere a disposizione è chiedere di salutare la sua fidanzata.

E così anche durante la scena più importante per la trama principale veniamo informati soprattutto degli sviluppi di quella secondaria: Rocky e Adriana si sono fidanzati.

Oh, Adriana mi vedi? Sono io, sono Rocky, mi senti? Oh! Ciao…

Gli insegnanti di sceneggiatura prendono a esempio questo film per dire che bisogna essere elastici, che le regole vanno interpretate con il buon senso. Ma anche che la trama centrale deve entrare in scena il prima possibile, tranne nei casi in cui è necessario che il pubblico conosca bene il protagonista per poter sentire in pieno l’effetto dell’incidente scatenante. Come appunto succede in questo film.

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tratto da Story – contenuti, struttura e stile, principi… ed. Omero

Tutta la la parte iniziale di Rocky è servita a farmi entrare in empatia con il personaggio. Solo adesso la notizia dell’incontro Creed vs Scamorza ha la possibilità di farmi rabbrividire, perché dopo un’ora passata a guardare la sua vita, io e la scamorza italiana siamo fratelli: quello che capita a lui, capita anche a me. Adesso, secondo le regole, la trama principale potrà svilupparsi pienamente e arrivare al giusto compimento.

Rocky fa pace con Mickey, che in fondo ha sempre creduto in lui, ma disapprovava il modo in cui Rocky aveva buttato all’aria la sua carriera mettendosi a fare il galoppino di uno strozzino.

Comincia l’allenamento, strano: fatto di salti della panchina e sessioni al mattatoio. Mickey si dedica completamente a lui, l’intera palestra è a sua disposizione. Lo stallone italiano arriverà al giorno dell’incontro in forma come non è mai stato prima.

Quando salirai sul ring col campione del mondo dei pesi massimi devi essere a punto, capito? Lo sai? Io ho aspettato più di cinquant’anni e tu devi essere a punto, devi essere una mitragliatrice figliolo, devi essere come quello che mangiava fulmini e ricacava i tuoni, capito? E poi ti ricorderanno come il killer di Philadelphia! (Mickey Goldmill)

E così è. Va tutto bene, a meraviglia. Adriana si trasferisce da lui. Pauli (da sempre squattrinato e alla ricerca di un lavoro) riesce a trovare un modo per fare soldi grazie all’improvvisa popolarità del suo amico. A 1:30′ Rocky corre come un treno lungo il porto di Filadelfia, la rockymusica è incalzante, trionfale. Lui tuta grigia, convers ai piedi, sale i gradini che portano al Museum of Art di Filadelfia quattro alla volta e, alla fine della scalata, alza le braccia in slow motion. Vittoria vittoria vittoria!

E poi. Poi arriva la scena ai getsemani: la notte prima dell’incontro Rocky è assalito dai dubbi. Senza svegliare Adriana esce e va allo Spectrum. Lo trova già bardato per l’incontro. Sui manifesti hanno sbagliato il colore dei suoi pantaloncini. Al ritorno Adriana è sveglia e riesce a fargli tirare fuori il rospo: “Chi mi credo d’essere, io non ho la sua classe”. Rocky è consapevole del fatto che non ce la farà mai e allora che senso ha provarci? Eppure mentre parla con lei arriva a una risoluzione. Il breve monologo che segue (anche se parte dalla consapevolezza della sconfitta) mostra quanto il personaggio sia mutato. Che Rocky sia mai stato una scamorza o no, da questo momento in poi le cose sono cambiate per sempre:

In fondo chi se ne frega se perdo questo incontro, non mi frega niente neanche se mi spacca la testa, perché l’unica cosa che voglio è resistere, nessuno è mai riuscito a resistere con Creed, se io riesco a reggere alla distanza, e se quando suona l’ultimo gong io sono ancora in piedi… se sono ancora in piedi, io saprò per la prima volta in vita mia che… che non sono soltanto un bullo di periferia.

rocky1-72Il giorno dopo c’è l’incontro. Tutto è stato organizzato come un grande circo in cui lui farà la parte del clown. Apollo arriva con un siparietto in cui fa il suo ingresso nei panni prima di George Washington e poi dello Zio Sam. Fa segno al pubblico che stenderà lo sfidante al terzo round. Le cose non andranno così facilmente per il campione. Apollo proprio come Alì ha sottovalutato il suo avversario e al primo round va al tappeto per la prima volta nella sua vita.

A questo punto la mia compagna, in silenzio da almeno mezz’ora, mena un urlo e butta le braccia la cielo. Apollo si rialza (lo fa anche la mia compagna) e l’incontro diventa una carneficina per tutti.

Siamo alla fine della visione del film. La mia compagna, che all’inizio ho dovuto pregare per sedere davanti alla tv con me, ha passato l’ultimo quarto d’ora in piedi a menare pugni al vento e adesso è esaltata (la capisco, per lei è una prima visione) lei ancora crede nella vittoria dell’italo-americano.

E invece Rocky alla fine perde l’incontro, certo, ma non la sua scommessa.

I giornalisti lo accerchiano, i secondi se lo contengono per abbracciarlo, ma Rocky raccoglie le ultime forze per farsi strada fino alle corde e urlare un nome, Adriana.

Ma che cosa vuole? Non me frega niente a me del futuro! Vattene via! Adriaaaaaaaaana!

è proprio la mia compagna (lei che confondeva Rocky con Rambo, Commando e Un poliziotto alle elementari) che mi fa capire cosa ho avuto davanti agli occhi per anni senza rendermene conto: spegne la tv, mi abbraccia e dice: “Quindi ti piacciono le storie d’amore! Buono a sapersi.”

Sf37961efe3e3dc56a1a7e9d3cdba2411olo ora scopro anche io quello che “la scamorza”, il pugile suonato, il fallito sapeva già prima delle quindici riprese: tutta la vita racchiusa in un momento, avere una possibilità su un milione di farcela… non riguardava affatto l’essere campione del mondo o dimostrare a tutti di essere un duro, un vero uomo, un grande combattente. Per la sua possibilità su un milione Rocky non aveva puntato sull’essere campione del mondo. La verità, la mia verità su Rocky, è un’altra: non si tratta di un film su un pugile sconosciuto che vuole diventare il campione del mondo; Stallone non ha inserito la storia di Adriana come sotto-trama per bilanciare lo spostamento dell’incidente scatenante ecc… ma è la storia di un uomo che vuole a tutti i costi la riprova di meritare la donna che ama.

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