La Strada di Cormac McCarthy

Ho cominciato a leggere e mi è venuta voglia di salvare un bambino dalla tristezza.

Questa non è la classica storia di sopravvivenza post apocalittica; così come La vita è bella di Benigni  non è un film sulla sopravvivenza in un campo di sterminio.

La-vita-è-bella-07

I due protagonisti, padre e figlio, viaggiano verso il sud di un pianeta Terra oramai finito (finito non da mesi, ma anni) sterile e freddo.

Ti posso chiedere una cosa?, disse.
Sì. Certo.
Noi moriremo?
Prima o poi sì. Ma non adesso.
E stiamo sempre andando a sud.
Sì.
Per stare più caldi.
Sì.
Ok.

Tutto è stato già razziato. Gli alberi sono tutti secchi. Non esistono più animali, a parte l’uomo. Umani che sono anche l’unica fonte di proteine, se si esclude lo scatolame rigonfio e arrugginito che l’uomo si arrischia a scovare (su questo non posso dire di più) lungo il tragitto.

Agli amanti di Mad Max e Ken il guerriero, come lo sono anche io, sembrerà un’ambientazione già vista. Ma è solo un’impressione iniziale ed è comunque solo il contorno. Il vero Essere di questo romanzo sta nello sforzo compiuto dal padre di mantenere l’equilibrio mentale del bambino.

A differenza che ne La vita è bella, il protagonista de La strada non ha speranza di riuscirvi, non è un comico e c’è davvero meno da ridere che in un campo di sterminio nazista.

Ha fatto male, vero?, disse il bambno.
Sì. Ha fatto male.
Tu sei molto coraggioso?
Insomma, così e così.
Qual’è la cosa più coraggiosa che tu abbia mai fatto?
L’uomo sputò un grumo di catarro e sangue sulla strada. alzarmi stamattina, disse.
Davvero?
No. Non starmi a sentire. Forza, andiamo.

La prosa di McCarthy è perfetta per l’occasione. Brevi periodi staccati gli uni dagli altri, dal tratto concreto e poetico insieme, descrivono intere giornate; ognuna delle quali è solo leggermente diversa da quella che l’ha preceduta.

Ricordatemi di rileggerlo quando mi lamenterò perché mio figlio non mi farà dormire.

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